Lezione P29P30 - I reati di bancarotta (questioni rilevanti) - La tutela penale della riservatezza e profili penali in tema di false dichiarazioni rese dal privato 1. La bancarotta: inquadramento generale, classificazione e profili concorsuali. 2. La sentenza dichiarativa di fallimento: effetti sul piano civilistico e natura giuridica nell’ambito dei reati di bancarotta. 3. Le aggravanti e le attenuanti speciali di cui all’art. 219 r.d. n. 267/1942. 3.1. Le circostanze relative al danno patrimoniale. 3.2. La circostanza aggravante della commissione di più fatti. 4. L’elemento soggettivo dei reati di bancarotta (rinvio).
I LA TUTELA PENALE DELLA RISERVATEZZA: 1. Premessa. 2. Quadro normativo. 3. Trattamento illecito di dati (art.167). 3.1. Fattispecie incriminatrici previste dal comma 1. 3.2. Fattispecie incriminatrici previste dal comma 2. 3.3. Rapporto tra l’art. 35 l. 675/1996 e l’art. 167 d. lgs 196/2003. 4. Falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante (art. 168). 5. Misure di sicurezza (art. 169). 6. Inosservanza dei provvedimenti del Garante (art.170). 7. Altre fattispecie (art. 171). 8. Pene accessorie (art. 172). II PROFILI PENALI IN TEMA DI FALSE DICHIARAZIONI RESE DAL PRIVATO IN SEDE DI DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI ATTO NOTORIO O DI AUTOCERTIFICAZIONE: 1. Ambito normativo. 2. Fattispecie penali riconducibili alle false dichiarazioni rese dal privato in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio o di autocertificazione.
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Lezione P27P28 - La confisca - I reati contro la pubblica amministrazione 1. La confisca: definizione e funzione; 1.1. Il modello generale previsto dall’art. 240 c.p. 1.2. Cenni alle altre confische del codice e della legislazione speciale; 2. La confisca per equivalente; 2.1. Le principali questioni affrontate dalla giurisprudenza; 2.1.1. La confisca di cui all’art. 640-quater c.p.: il significato del rinvio all’art. 322-ter c.p.; 2.1.2. L’analoga questione in tema di concussione; 2.1.3. L’analoga questione in tema di peculato; 3. L’applicazione in caso di concorso di persone nel reato.
1. Il peculato: il bene giuridico tutelato. 1.2. Il possesso in ragione dell’ufficio o servizio. 1.3. Il momento consumativo del reato. 2. Peculato di uso e abuso di possesso. 3. La concussione. 3.1. Le modalità dell’induzione: differenze con il reato di truffa aggravata. 3.1.1. La concussione ambientale. 3.2. L’utilità del pubblico ufficiale e differenze con il reato di estorsione aggravata. 3.3. La consumazione del reato. 4. La corruzione. 4.1. L’atto di ufficio. 4.2. La consumazione del reato. 4.3. Il concorso di terzi. 4.4. La corruzione in atti giudiziari. 5. L’istigazione alla corruzione. 6. L’abuso di ufficio. 6.1. Il bene giuridico tutelato. 6.2. Questioni di legittimità costituzionale. 6.3. Elemento oggettivo. 6.4. Elemento soggettivo. 7. La rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio: nozione e natura giuridica. 7.1. Elemento oggettivo. 7.2. Differenze tra le fattispecie di rivelazione (art. 326 co. 1 c.p.) e di utilizzazione (art. 326 co. 3 c.p.). 7.3. Il concorso di persone nel reato. 7.4. Ipotesi particolari. 7.5. L’elemento soggettivo. 8. Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione: nozione e natura giuridica. 8.1. bene giuridico tutelato. 8.2. Concetto di atto d’ufficio. 8.3. L’elemento oggettivo. 8.4. L’elemento soggettivo. 8.5. Ipotesi particolari.
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Lezione P26 - Concorso di norme incriminatrici – parte terza1. I reati ex art. 55, co. 9, D.Lgs. n. 231/2007: indebito utilizzo e possesso illecito di carte di credito, i rapporti con la ricettazione e la truffa. 2. Il reato di frode fiscale di cui all’art. 2 D.Lgs. n. 74/2000, ed il reato di falsa fatturazione, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti di cui all’art. 8 D.Lgs. n. 74/2000: rapporti tra tali reati e dei medesimi con la truffa aggravata in danno dell’erario.
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Lezione P25 - Concorso di norme incriminatrici – parte seconda 1. Premessa. 2. Il reato di maltrattamenti in famiglia: tratti essenziali. 2.1. Il rapporto con i reati che possono comporre o aggravare il reato di maltrattamenti. 2.2. Il rapporto con altri reati. 2.2.1. Il rapporto con il reato di abuso di mezzi di correzione. 3. I rapporti tra il reato di cui all’art. 640-bis c.p. e quello di cui all’art. 316-bis c.p., tra il reato di cui all’art. 640-bis e quello di cui all’art. 316-ter c.p., nonché tra il reato di cui all’art. 316-ter c.p. e quello di cui all’art. 483 c.p. (rinvio).
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Lezione P23P24 - Il reato continuato e la recidiva - Concorso di norme incriminatrici - parte prima1. La rilevanza pratica della questione se intendere il reato continuato come reato unico o come pluralità di reati. 1.1. La pluralità di condotte. Il rilievo del lasso temporale che separa le singole condotte. 1.2. Differenza rispetto al reato a consumazione prolungata. 2. La compatibilità dell’istituto della continuazione con alcune figure giuridiche. 2.1. La compatibilità con l’aggravante del nesso teleologico. 2.2. I rapporti tra la continuazione ed il giudicato. 2.3. I rapporti tra la continuazione ed i reati colposi. 2.4. I rapporti tra la continuazione ed i reati contravvenzionali. 2.5. I rapporti tra la continuazione e le violazioni amministrative. 2.6. La continuazione ed il reato associativo. 2.7. I rapporti tra il reato continuato ed i reati puniti con pene proporzionali. 3. La recidiva. 3.1. La recidiva reiterata e giudizio di bilanciamento delle circostanze.
1. Concorso di reati e concorso apparente tra norme. 2. L’ambito applicativo del concorso apparente tra norme. 3. I criteri improntati ad una relazione logica (di genere a specie) tra le norme. 4. I criteri improntati ad una relazione di valore tra le norme rispetto al bene protetto. 4.1. Il principio di specialità: varianti interpretative. 4.1.1. La c.d. specialità in concreto. 4.1.2. La c.d. specialità reciproca. 5. Il principio di sussidiarietà. 6. Il principio dell’assorbimento o consunzione. 6.1. Progressione criminosa, ante factum e post factum non punibili. 7. Il reato complesso: è ammissibile il reato eventualmente complesso? 7.1. Il carattere unitario del reato complesso.
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Lezione P22 - Il reato permanente ed il reato abituale1. Il momento perfezionativo del reato ed il reato permanente. 1.1. Il reato a consumazione prolungata. 2. I caratteri essenziali del reato di usura ed il suo momento consumativo. 3. Il reato permanente ed il favoreggiamento personale. 3.1. Il discrimine tra il concorso di persone ed il favoreggiamento personale rispetto al reato di detenzione di sostanza stupefacente. 3.2. Il discrimine tra il concorso cd. esterno ed il favoreggiamento personale rispetto al reato di associazione mafiosa. 3.3. Il rapporto tra assistenza agli associati e favoreggiamento personale. 4. I reati omissivi propri ed il reato permanente. 5. Il reato abituale (stalking, maltrattamenti in famiglia e mobbing).
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Lezione P20P21 - Concorso di persone – parte prima e parte seconda1. Cenni introduttivi sul concorso di persone nel reato. 2. Il c.d. concorso anomalo ex art. 116 c.p. 3. Il concorso dell’extraneus nel reato proprio: discrimen tra l’applicazione dell’art. 110 e dell’art. 117 c.p. 4. Concorso morale e connivenza non punibile: casi applicativi. 5. I c.d. reati collegiali. 6. La reità mediata: in particolare la previsione di cui all’art. 48 c.p. 6.1. L’applicazione dell’art. 48 c.p. nel reato di falso ideologico in atto pubblico e i rapporti con il reato di cui all’art. 483 c.p.: l’intervento delle Sezioni Unite.
1. Il concorso esterno in associazione mafiosa: l’evoluzione della giurisprudenza dalla “sentenza Demitry” ai più recenti arresti della Cassazione. 1.1. Il concorso esterno sotto forma di patto di scambio politico-mafioso ed il rapporto con la fattispecie di cui all’art. 416-ter c.p. 2. La responsabilità degli associati per i reati-fine. 3. La circostanza aggravante di cui all’art. 7 del D.l. 152/91 ed il suo spazio applicativo: gli interventi della Sezioni Unite. 3.1. I rapporti con altre aggravanti comuni e speciali. 4. La desistenza volontaria nel reato associativo e l’attenuante della dissociazione di cui all’art. 8 D.L. 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazione L. n. 203 del 1991.
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Lezione P19 - Il delitto tentato1. Premessa. 1.1. L’idoneità degli atti. 1.2. L’univocità degli atti: 21 gennaio 2010, n.2772 1.3. Il caso delle c.d. “Bestie di Satana”. 1.4. Il tentativo nel reato di frode nel’esercizio del commercio. 2. L’elemento psicologico: la compatibilità con il dolo eventuale (rinvio). 3. Tentativo e delitti di attentato. 4. Tentativo e reati di pericolo. 5. Rapporti tra il tentativo ed il corrispondente reato consumato nelle norme che richiamano il delitto senza alcuna specificazione. 6. Tentativo e circostanze. 6.1. Delitto tentato circostanziato. 6.2. Delitto circostanziato tentato. Il dibattito in dottrina. 6.2.1. Il dibattito in giurisprudenza. 6.3. Tentativo circostanziato di delitto circostanziato. 7. Desistenza volontaria e recesso attivo: la differenza delle due figure nei reati commissivi e nei reati omissivi impropri. 7.1. Desistenza nel concorso eventuale di persone nel reato e nei reati associativi.
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Lezione P18 - L’inesigibilità e la responsabilità oggettiva 1. La nozione di responsabilità oggettiva e la sua incompatibilità con il principio di colpevolezza: l’evoluzione della giurisprudenza costituzionale. 2. I diversi modi di manifestarsi della responsabilità oggettiva. 3. Casi discussi di responsabilità oggettiva. 3.1. Il concorso cd. anomalo di cui all’art. 116 c.p. 3.2. Il mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti di cui all’art. 117 c.p. 3.3. L’ignoranza dell'età della persona offesa nei reati sessuali. 3.4. I reati commessi col mezzo della stampa. 3.5. Le condizioni obiettive di punibilità. 3.5.1. Le c.d. soglie di punibilità. 3.6. I reati aggravati o qualificati dall’evento: il problema della natura e dell’imputazione dell’evento aggravatore. 3.7. La preterintenzione (rinvio). 3.8. La fattispecie di cui all’art. 586 c.p. (rinvio)
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Lezione P17 - La colpa e la preterintenzione1. Gli elementi strutturali della colpa. 1.2. Il requisito dell’attribuibilità dell’inosservanza delle regole di condotta all’agente. 1.2.1. La rimproverabilità nella colpa generica. 1.2.2. La rimproverabilità nella colpa specifica. 1.2.2.1. La c.d. concretizzazione del rischio e la c.d. causalità della colpa. 2. La rilevanza del principio dell’affidamento nei reati colposi. 2.1. La tutela dell’affidamento in tema di responsabilità colposa dei sanitari. 3. Preterintenzione: le tesi sull’imputabilità dell’evento più grave non voluto. 3.1. Tesi del dolo misto a colpa. 3.2. Tesi del dolo misto a responsabilità oggettiva. 3.3. Tesi dell’unicità dell’elemento soggettivo. 4. L’art. 586 c.p.: le Sezioni Unite intervengono sull’imputazione soggettiva dell’evento morte o lesioni. 4.1. Applicazioni dell’art. 586 c.p. in materia di stupefacenti.
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Lezione P16 - Il dolo1. L’oggetto del dolo. 1.1. La coscienza del disvalore del fatto. 1.1.1. La coscienza dell’illiceità speciale. 2 L’intensità del dolo: dolo intenzionale, diretto ed eventuale o indiretto. 2.1. Il dolo intenzionale: abuso d’ufficio. 2.2. Il dolo eventuale o indiretto. 2.2.1. Il caso del sieropositivo che contagia a seguito di rapporti sessuali non protetti. 2.2.2. Il caso delle lesioni o del decesso del pedone nella circolazione stradale. 2.2.3. Il dolo eventuale nel tentativo. Dolo alternativo e lancio dei sassi dal cavalcavia. 3. Dolo specifico: nozione e casistica. 4. Il dolo colpito a mezza via dall’errore e la figura del dolus generalis. 5. Il dolo nella ricettazione: in attesa che si pronuncino le Sezioni Unite. 6. Rinvii.
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Lezione P13P14P15 - Le scriminanti (parte prima) - Le scriminanti (parte seconda) - Le scriminanti (parte terza)1. Caratteristiche essenziali delle scriminanti e distinzioni da figure affini. 1.1. La natura della presenza del giustificato motivo nel reato di cui all’art. 14, co. 5-ter, d.lgs. 286/1998. 2. Le scriminanti tacite. 2.1. L’attività medico-chirurgica. 2.2. L’attività sportiva violenta. 3. La scriminante dell’esercizio del diritto. 3.1. Il diritto di difesa: rapporti con la calunnia e con l’esimente di cui all’art. 598 c.p. 3.2. L’attività difensiva: il favoreggiamento personale, il reato associativo e il concorso esterno in associazione mafiosa. 3.3. Le forme di manifestazione del pensiero nei percorsi giurisprudenziali. 3.3.1. Il diritto di cronaca. 3.3.1.1. L’intervista giornalistica e quella televisiva. 3.3.1.2. Il diritto di cronaca ed il diritto alla riservatezza. 3.3.3. Il diritto di critica. 3.3.4. Il diritto di satira. 4. L’immunità parlamentare ex art. 68 Cost.
1. Il consenso dell’avente diritto. 1.1. Il consenso c.d. informato all’esercizio dell’attività medica. 1.1.1. I requisiti del consenso. 1.2. Le conseguenze dell’assenza del consenso all’intervento terapeutico o chirurgico. 1.2.1. Consenso assente o invalido in una situazione non urgente: l’intervento delle Sezioni Unite. 1.2.2. Consenso assente o invalido in una situazione urgente o indifferibile. 1.3. Il dissenso del paziente: il diritto a non essere curati. 2. L’adempimento del dovere: il ruolo dell’agente provocatore.
1. La Legittima difesa c.d. domiciliare. 2. L’uso legittimo delle armi: rapporti con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. 3. L’esimente di cui all’art. 384 c.p. 3.1. La natura giuridica. 3.2. I reati rispetto ai quali opera l’esimente. 3.3. I requisiti. 3.3.1. Il vantaggio proprio ed il concorso di persone. 3.3.2. Il prossimo congiunto ed il convivente more uxorio. 3.3.3. La portata del nocumento. 3.3.3.1. Il nocumento alla libertà: la questione dell’estensibilità al nocumento all’integrità fisica ed alla vita. 3.3.3.2. Il nocumento all’onore. 3.3.3.3. La condotta del tossicodipendente che mente a difesa della propria libertà o del proprio onore favorendo lo spacciatore. 3.3.4. La gravità e l’inevitabilità del nocumento. 3.3.4.1. Situazione di pericolo causata volontariamente. 3.3.4.2. L’inevitabilità del nocumento nella falsa testimonianza qualora il testimone non si avvalga della facoltà di non rispondere ex art. 199 c.p.p. 3.4. L’esimente di cui all’art. 384 c.p. e la c.d. reità mediata. 3.5. L’esimente di cui all’art. 384 c.p. ed il reato di false informazioni al pubblico ministero ex art. 371 bis c.p.
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Lezione P11P12 - Il nesso di causalità nel diritto penale - Il reato omissivo improprio1. Premessa. 2. Le varie teorie in tema di causalità. 2.1. La teoria naturalistica della causalità naturale o della condicio sine qua non o dell’equivalenza delle condizioni. 2.2. I correttivi alla teoria naturalistica: le teorie della causalità adeguata e della causalità umana. 2.3. La teoria dell’imputazione obiettiva dell’evento o dell’aumento del rischio. 2.4. La teoria condizionalistica della causalità scientifica ed il modello della c.d. sussunzione sotto leggi scientifiche. 3. L’evoluzione concettuale della causalità omissiva e la sentenza Franzese. 4. Ipotesi applicative della causalità omissiva. 4.1. In ambito medico. 4.2. In ambito lavorativo. 5. La regola dell’al di là di ogni ragionevole dubbio. 6. Il problema dell’evitabilità dell’evento e la rilevanza del comportamento alternativo lecito. 7. Esiste differenza tra causalità attiva ed omissiva? 8. I rapporti tra causalità penale e civile. 9. L’interruzione del nesso di causalità. 10. Il problema del concorso di cause e le relative applicazioni giurisprudenziali in tema di interruzione del nesso causale. 10.1. Il fattore sopravvenuto: colpa medica e responsabilità del soggetto agente. 10.2. Il comportamento dell’offeso: infortuni sul lavoro, sinistri stradali. 11. Le critiche alle soluzioni offerte dalla Cassazione alla luce della teoria del rischio.
1. Premessa. 1.1. L’individuazione dei reati commissivi convertibili in omissivi. 2. L’obbligo giuridico di impedire l’evento. 2.1. La fonte dell’obbligo giuridico di impedire l’evento. 2.2. L’obbligo di garanzia e la differenza con l’obbligo di sorveglianza e l’obbligo di attivarsi. 3. L’obbligo giuridico di impedire l’illecito penale di un terzo. 3.1. La posizione degli amministratori di società. 3.2. La posizione dei componenti del collegio sindacale. 3.3. La posizione di garanzia del proprietario del suolo rispetto alla realizzazione di una costruzione o di una discarica abusiva (una questione ancora aperta). 3.4. La posizione di garanzia del gestore di servizi su internet: comparazione con la disciplina sulla stampa. 4. Il nesso di causalità omissivo: rinvio.
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Lezione P09P10 - La responsabilità penale nei complessi organizzati ed il problema della delega di funzioni - La responsabilità degli enti1. Premessa. 2. L’individuazione del soggetto responsabile nei complessi organizzati. 3. L’importanza della delega di funzioni: la subdelega e i compiti non delegabili. 4. I requisiti della delega ritenuti essenziali dalla giurisprudenza. 4.1. Complessità della struttura organizzata. 4.2. Forma della delega. 4.3. Accettazione della delega, idoneità tecnica del delegato, conferimento di poteri effettivi ed autonomia di spesa. 4.4. L’obbligo di controllo del delegante. 5. La posizione del delegato. 6. La posizione del delegante. 7. La delega di funzioni in ambito pubblicistico.
1. Il dibattito sulla responsabilità penale delle persone giuridiche: il superamento del principio societas delinquere non potest. 2. Le prime tappe normative: la riforma “Mirone” del diritto societario ed il progetto “Grosso” del nuovo codice penale. 3. Il decreto legislativo dell’8 giugno 2001, n. 231. 3.1. Ambito soggettivo di applicazione. 3.2. Principio di legalità e tipologie di reato. 3.3. I requisiti di imputazione della responsabilità. 3.3.1. I requisiti di natura oggettiva. 3.3.2. I requisiti di natura soggettiva. 3.3.2.1. I modelli di organizzazione. 3.3.2.2. Il contenuto minimo del modello. 3.3.2.3. Il giudizio di idoneità ed efficacia del modello. 3.3.2.4. Le differenze tra i modelli di organizzazione. 3.3.2.5. La responsabilità omissiva dell’organismo di vigilanza. 4. L’apparato sanzionatorio. 5. La natura giuridica della responsabilità degli enti. 5.1. La tesi della responsabilità amministrativa. 5.2. La tesi della responsabilità penale. 5.3. La tesi del tertium genus di responsabilità. 5.4. La posizione della giurisprudenza.
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Lezione P08 - Il soggetto attivo del reato1. La distinzione tra reati propri e reati comuni. 1.1. I reati edilizi: reati propri o comuni? 1.2. La concezione formale ovvero sostanziale della qualifica soggettiva nella struttura del reato. 2. Il funzionario di fatto e l’incaricato di pubblico servizio di fatto. 3. L’incidenza sulla nozione di amministratore di fatto di società della previsione di cui all’art. 2639 c.c. 4. Il sindaco di fatto di società di capitali. 5. Il datore di lavoro di fatto. 5.1. Il dirigente. 5.2. Il preposto. 5.3. Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. 6. La nozione di datore di lavoro in ambito pubblicistico. 7. La responsabilità penale negli appalti di lavori. 8. Rinvii.
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Lezione P06P07 - Il principio di offensività - I reati di pericolo1. La portata del principio di offensività e profili di diritto comparato. 1.1. I referenti normativi del principio di offensività. 1.2. Il principio di offensività nella giurisprudenza della Corte Costituzionale. 2. L’incidenza dell’offesa sul momento consumativo del reato. 2.1. La consumazione nel reato di peculato. 2.2. La consumazione nella c.d. truffa contrattuale a prestazioni equivalenti e nella truffa per l’assunzione nella pubblica amministrazione. 3. Applicazioni significative del principio di offensività nella giurisprudenza. 3.1. I reati di falso. 3.1.1. La falsa autenticazione notarile di una dichiarazione sostitutiva di certificazione o di atto notorio. 3.2. I reati contro l’amministrazione della giustizia. 3.2.1. La falsa testimonianza. 3.2.2. Il favoreggiamento personale. 3.2.3. La simulazione di reato, la calunnia e l’autocalunnia. 3.2.3.1. La falsa denuncia di smarrimento di assegno bancario o di cambiale. 3.2.3.2. La ritrattazione. 3.3. I reati in materia di stupefacenti. 3.3.1. La coltivazione di sostanze stupefacenti alla luce della giurisprudenza più recente. 3.3.2. La cessione di quantitativo inferiore alla c.d. soglia drogante. 3.4. La contraffazione grossolana nel reato di cui all’art. 474 c.p. anche alla luce della recente novella legislativa.
1. Verso il superamento della dicotomia tra reati di pericolo astratto e concreto. 1.1. La posizione della giurisprudenza: varie ipotesi applicative (l’incendio di cosa altrui, il disastro ferroviario, l’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, la materia urbanistica e paesaggistica, l’istigazione a delinquere, l’istigazione pubblica all'uso illecito di sostanze stupefacenti, la bancarotta documentale). 2. I reati di pericolo e superamento dei c.d. limiti tabellari. 2.1. Il fenomeno dell’inquinamento elettromagnetico: superamento dei cd. limiti tabellari e configurabilità del reato ex art. 674 c.p. 3. I delitti contro l’ordine pubblico. 4. I delitti di attentato. 5. La legge del 24.2.2006, n. 85. 6. I reati di pericolo indiretto ed i reati di possesso. 7. Il reato di impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato (cd. furto archeologico). 8. I reati associativi.
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Lezione P04-05 - L’efficacia della legge penale nel tempo (Prima e seconda parte)1. Le fonti nazionali che regolano la successione delle leggi penali nel tempo … 2. … e le fonti internazionali. 3. La successione di leggi penali nel tempo e l’attività interpretativa della giurisprudenza. 4. Il discrimen tra abolitio criminis ed abrogatio sine abolitione. 5. I criteri di discernimento: il fatto concreto, la continuità del tipo di illecito ed il rapporto strutturale tra norme. 5.1. Il criterio del fatto concreto: casi applicativi. 5.2. Il criterio della continuità del tipo di illecito: casi applicativi. 5.3. Il criterio del rapporto strutturale tra norme incriminatici: casi appalicativi. 5.3.1. Il rapporto strutturale nelle false comunicazioni sociali e nella bancarotta fraudolenta impropria. 5.3.2. Il rapporto strutturale nel reato di falso in prospetto. 5.3.3. Il reato di abuso di informazioni privilegiate. 5. L’evoluzione normativa dei reati tributari. 5.1. Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. 5.2. Il reato di omessa dichiarazione. 6. Il fenomeno della cd. espansione normativa. 6.1. Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, anche alla luce della sua reintroduzione (art. 341-bis c.p.). 7. Il fenomeno del cd. innesto normativo: rapporti tra il delitto di appropriazione indebita ed il delitto di infedeltà patrimoniale, anche al di là della successione tra le due norme. 8. Successione di leggi nel tempo e reato permanente: il reato di cui all’art. 14, comma 5, ter del d.lgs. n. 286/1998. 9. Conclusioni e rinvio.
1. I principi successori applicati alla prescrizione: la retroattività della legge più favorevole è una regola inderogabile?. 2. La successione nel tempo di norme integratrici del precetto penale. 2.1. La tesi della cd. specificazione. 2.2. La tesi della cd. incorporazione. 2.3. La tesi del cd. restringimento operativo. 2.4. La tesi che dà rilevanza al persistere o meno del disvalore della fattispecie. 2.5. Considerazioni sull’operatività delle tesi esposte. 3. Applicazioni giurisprudenziali. 3.1. L’adesione all’U.E. di nuovi Paesi: i riflessi sul reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cui all’art. 12 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286. 3.1.1. … e sul reato di omesso allontanamento dal territorio su ordine del questore ex art. 14, comma 5-ter del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (l’intervento delle Sezioni Unite). 3.2. La modifica della nozione di piccolo imprenditore di cui all’art. 1, comma 1, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, e i riflessi sui reati fallimentari (l’intervento delle Sezioni Unite). 3.3. Il rifiuto di prestare il servizio di leva obbligatorio.
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Lezione P03 - Il principio di tassatività e l’analogia nel diritto penale1. Nozione, funzioni e fondamento del principio di tassatività. 1.2. Determinatezza, tassatività e precisione. 2. I criteri per vagliare il sufficiente grado di determinatezza della fattispecie penale. 3. La distinzione tra elementi rigidi, elastici e vaghi o indeterminati. 3.1. Gli elementi rigidi. 3.2. Gli elementi elastici. 3.2.1. I reati abituali: la nuova figura di reato del stalking. 3.2.2. Il reato di pornografia minorile. 3.2.3. Il concetto di “giustificato motivo” nel reato di cui all’art. 14, comma 5 ter, del d.lgs. n. 286/1998 letto alla luce delle politiche comunitarie sull’immigrazione. 3.2.4. Il concetto di “bene culturale”, relativo al reato di cui all’art. 173, lett. b), del d.lgs. n. 42/2004. 3.3 Gli elementi vaghi o indeterminati. 4. L’evoluzione della giurisprudenza costituzionale. 4.1. Il reato di riduzione in schiavitù. 4.2. L’abuso d’ufficio. 5. L’analogia nel diritto penale. 5.2. Il divieto di analogia in malam partem. 5.1. Il divieto di analogia e le norme penali di favore: la c.d. analogia in bonam partem. 6. Tassatività ed inesigibilità.
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Lezione P02 - Il principio di legalità (parte seconda)1. Le sentenze della Corte Costituzionale. 1.2. Il sindacato di costituzionalità delle norme penali di favore. 1.3. Le pronunce della Corte Costituzionale ed il fenomeno della successione delle leggi penali nel tempo. 2. Il sindacato del giudice penale sul provvedimento amministrativo. 2.1. Le varie forme di interferenza tra provvedimento amministrativo e reato. 2.2. Il controverso potere di disapplicazione dell’atto amministrativo da parte del giudice penale. 2.2.1. La disapplicazione in bonam partem e la disapplicazione in malam partem. 2.2.2. Il sindacato del giudice penale nel settore dei reati edilizi. 2.2.3. Il sindacato in bonam partem del giudice penale sul provvedimento del Questore nel reato di cui all’art. 14, comma 5 ter, del d.lgs. n. 286/1998. 2.3. I limiti del sindacato del giudice penale sul provvedimento amministrativo. 2.3.1. Il sindacato del giudice penale in materia di validità del brevetto. 3. Il sindacato del giudice penale sulla sentenza prevista come elemento della fattispecie (il caso dei reati di bancarotta).
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Lezione P24 - Il reato di maltrattamenti ed i suoi rapporti con varie figure di reato1. Le caratteristiche essenziali del reato di maltrattamenti. 2. L’interesse tutelato. 3. La materialità del reato di maltrattamenti. 4. Il rapporto con i reati che possono comporre o aggravare il reato di maltrattamenti. 5. Il rapporto con altri reati. 5.1. Il rapporto con il reato di abuso di mezzi di correzione.
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Lezione P01 - Il Principio di legalità (parte prima)1. Premessa. 2. I caratteri generali della riserva di legge. 2.1. Riserva assoluta o relativa? Le diverse forme di integrazione tra norme primarie e norme sublegislative. 2.1.1. La Cassazione propone una lettura del reato di cui all’art. 73, comma 1-bis, del d.p.r. n. 309/1990, compatibile con il principio della riserva di legge. 3. Riserva di legge e norme sovranazionali. 3.1. Riserva di legge e diritto comunitario. 3.1.1. Il problema dell’esistenza di un sistema penale comunitario: difetto di legittimazione degli organi comunitari ad emanare norme incriminatici. 3.1.2. L’incidenza del diritto comunitario sulle scelte di politica criminale interne. 3.1.3. L’incidenza, anche indiretta, dell’ordinamento comunitario sugli istituti giuridici penali di diritto interno. 3.1.3.1. L’incidenza in bonam partem. 3.1.3.2. L’incidenza in malam partem. 3.1.4. Le sentenze passate in giudicato incompatibili con il diritto comunitario. 4. Riserva di legge e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU): le varie forme di interferenza con il diritto penale interno. 4.1. Le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. 4.2. La portata del principio di legalità penale scolpito nella CEDU. 4.2.1. La natura della confisca prevista dall’art. 44, co. 2, d.p.r. 380/2001.
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